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Rubo qualche minuto per una comunicazione importante e… non brevissima.

Un’ipotesi di responsabilità pubblica, certamente incidente su Milano e sulla Lombardia tutta, che posso affrontare con la mia esperienza professionale e personale e che fino a ieri era un’eventualità, è da oggi destinata a concretizzarsi: a partire dal primo gennaio 2017.

Per quello che ho sempre creduto in ordine alle situazioni di conflitto di interesse, reale o apparente che sia, non aspetterò l’inizio dell’anno per rassegnare le mie dimissioni da Consigliere regionale. Lo avevo già anticipato e ovviamente lo confermo ora: da subito.

Si tratta di un impegno in un settore che, a livello europeo e non solo italiano, sta vivendo un momento di grande trasformazione e di difficoltà che si ripercuote direttamente sulla vita di tante persone e sull’economia tutta. Lo affronterò, non senza timore, con lo stesso spirito con il quale ho vissuto l’esperienza di questi anni.

Roberto Bruni, Michele Busi, Silvia Fossati e Daniela Mainini, con l’aiuto dei validissimi collaboratori del Gruppo Patto Civico e di Giovanni Magnoli che ne è Dirigente, continueranno in Consiglio regionale ancora per l’ultimo miglio di questa legislatura, impegnandosi a fondo e con efficacia come hanno fatto fino ad oggi.

Incamminandomi verso una diversa e nuova responsabilità, consapevole dell’onore che ho avuto a ricevere nel 2013 la fiducia i tanti cittadini lombardi, sento l’esigenza di offrire un sintetico ed immediato rendiconto a chi ci sostiene dal novembre del 2012, impegnandomi però ad offrire un documento analitico e completo nelle prossime settimane.

È un rendiconto non dell’attività del Consiglio in generale, né delle condizioni politiche ed amministrative in cui versa la Regione, ma solo dell’attività svolta in questi tre anni e mezzo con il Patto Civico.

Tralascio quindi in questa sede le osservazioni su ciò che non va nella maggioranza (in Giunta o in Consiglio che sia), su immobilismo e mediocrità d’azione politica ed amministrativa regionale, sul mancato perseguimento (prima ancora che raggiungimento) delle promesse elettorali che hanno determinato il successo della coalizione di centrodestra (Macroregione e 75%).

Nel metodo, il Gruppo Patto Civico ha voluto da subito fermamente distinguersi dal confronto strumentale e propagandistico dominante nell’Assemblea legislativa lombarda.

Abbiamo consapevolmente scelto la strada più difficile.

Non quella urlata.  Né tantomeno quella sceneggiata. Abbiamo qualificato la nostra presenza scegliendo di non indossare mai alcuna felpa o issare striscioni, né mai sentendo il bisogno di organizzare avvilenti pagliacciate in maschera in Aula. Non abbiamo rincorso la visibilità, sfiorando il dileggio dell’istituzione per qualche foto su giornali o qualche secondo in TV.

Abbiamo scelto, invece, la paziente illustrazione degli argomenti e la serietà delle proposte, sempre sollecitando alla fine di ogni confronto la condivisione e l’unità delle forze disponibili.

È la strada che, proprio in questi giorni, ha indicato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella sua visita a Brescia per ricordare Mino Martinazzoli: “… è giunto il momento di recuperare il profilo alto della politica.  Una politica da conservare con cura, di cui va recuperato il senso della misura, prediligendo i contenuti alle grida. Ritrovare il senso della mitezza della politica vuol dire tornare a ragionare sulle cose da fare con l’occhio che guarda lontano, costruendo un futuro di lungo periodo. Una politica mite non è una politica debole”.

E la mitezza della politica del Patto civico in Consiglio è stata comunque accompagnata dalla forza del nostro impegno, dalla nostra ferma determinazione e dal nostro orgoglio.

Ciò anche grazie all’apporto essenziale del nostro Capogruppo, Roberto Bruni, il quale -ad esempio- al tavolo di lavoro sul contenimento dei costi della politica regionale, ha guidato anche le forze della maggioranza verso soluzioni nuove e punti di mediazione avanzati che hanno determinato un risparmio di 14 milioni di euro di spese (comprensibili di tutti i tagli effettuati), superando il rischio di un’opposizione demagogica e sterile.

Nel merito, pur composto da soltanto cinque consiglieri, il Gruppo Patto Civico ha sempre presidiato le otto commissioni e tutti i gruppi di lavoro organizzati, con un’assidua presenza in Aula (chi ama statistiche e percentuali guardi qui).

Centinaia di interventi e discorsi d’Aula, con relative proposte, in forma di interrogazioni, mozioni e question time.

Cinque i progetti di legge che abbiamo presentato (pur essendo quelli della minoranza limitati per Statuto) tra cui quello per la riforma della casa e sul consumo di suolo, e quelli sull’assistenza sanitaria per i figli di immigrati o il più recente sui vaccini (e un altro ancora, che prevede l’aumento della rappresentanza femminile nelle società partecipate dalla Regione, presentato da più di un anno, ma che ancora giace nelle secrete stanze…).

Sempre il Patto civico, facendo da traino, ha preso l’iniziativa insieme alle altre forze di opposizione (PD e M5S) per l’istituzione di Commissioni d’Inchiesta e di Indagine, sui temi più spinosi di questa legislatura: come quella sul dissesto di Aler e quella sullo scandalo della Stamina Foundation che operava presso un’importante struttura sanitaria pubblica. Anche in occasione della -trionfalmente annunciata- “riforma sanitaria”, abbiamo giocato tutte le armi che avevamo a disposizione (ostruzionismo incluso, con qualche migliaia di emendamenti preparati con l’aiuto dei nostri instancabili collaboratori): per correggere una norma nata male, scritta e riscritta tra continue tensioni e contrapposizioni nella stessa maggioranza, accompagnata da scandali e infine dall’arresto del suo estensore.

E se oggi c’è un’Agenzia di controllo sui costi delle prestazioni sanitarie, indipendente e qualificata, sappiamo di potercene intestare buona parte del merito.

Poca cosa, è vero, rispetto ad una “riforma” che non ha certo neanche lontanamente risolto le esigenze attuali e future del nostro sistema sanitario regionale, dei cittadini che vi rivolgono le loro speranze, degli operatori -straordinari- che ne sanno ancora mantenere comunque la qualità. Poca cosa, ma importante se pensiamo a quanta parte hanno avuto vicende come quelle sviluppatesi nel corso della scorsa legislatura nel mettere a rischio la sostenibilità stessa del sistema sanitario regionale.

Non ci siamo fermati innanzi allo svilimento che la Giunta fa del Consiglio (e temo che questo nulla abbia a che vedere con i colori politici, ma solo con il significato che oggi viene attribuito alle assemblee legislative ed al confronto che in esse è possibile), né a quello che da solo il Consiglio fa della propria azione: asservendola strumentalmente alla propaganda in un clima di perenne competizione elettorale, di contrasto tra poteri (e quindi dagli al Governo, al Parlamento nazionale, alla Corte costituzionale, alla Magistratura ordinaria ed al Presidente della Repubblica).

A tutto questo il Patto Civico ha fatto opposizione, pur cercando di portare sempre sulle sue posizioni il più ampio consenso delle forze presenti in Consiglio.

Un Gruppo, il nostro, impegnato sull’agenda del Consiglio, ma attento allo sviluppo politico culturale e valoriale del territorio: per la promozione  dei valori del Civismo il Patto civico ha, infatti, investito risorse (scarse, ma generose) e tanta energia, seminando con fiducia.

E così, anche in competizioni elettorali difficili, non sono mancate le soddisfazioni: sia in molti Comuni della Lombardia  dove si è ottenuta una buona affermazione delle liste civiche, sia là dove, addirittura, si è riusciti a conseguire un successo pieno.

Penso a Segrate, che ha eletto Sindaco il nostro collega consigliere Paolo Micheli, e penso soprattutto a Milano dove l’affermazione a Sindaco di Beppe Sala si è avvalsa anche dell’apporto di tanti candidati e sostenitori del civismo.

Questo ci induce a riflettere su quella che possiamo definire una “nuova fase” del civismo, ed a farlo con la consapevolezza del fatto che oramai in Lombardia si tratta di una risorsa preziosa per la politica e destinata a rimanere protagonista anche nella competizione regionale, al fianco -nel caso del centrosinistra- di un Partito Democratico che ha dimostrato capacità di apertura, di coinvolgimento e di ascolto.

L’impegno civico, mi permetto di sottolinearlo però ancora una volta, sfugge alle teorie e alle analisi stereotipe del “civismo” come “partito a sé” per calarsi invece nella concretezza della rigenerazione là dove è possibile: cioè, non solo nella politica e nelle istituzioni pubbliche.

Grazie dell’attenzione. A presto.

Staff