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Consiglio Regionale della Lombardia
Seduta d’Aula – Martedì  25 Ottobre 2016
Intervento di Umberto Ambrosoli per le Sue dimissioni da Consigliere
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Gentile Presidente,

Cari Colleghi tutti,

le dimissioni che ho rassegnato da Consigliere mi rendono libero di accettare, come è ormai noto, una diversa responsabilità pubblica, destinata a concretizzarsi a partire dal primo gennaio 2017.

Ho deciso, comunque, di non aspettare l’inizio del nuovo anno per dimettermi.

Voi sapete – per avermelo sentito dire innumerevoli volte in quest’aula- quello che ho sempre creduto in ordine alle situazioni di conflitto di interesse, reale o apparente che sia. Conoscete il valore che ho sempre attribuito all’indipendenza di giudizio che neanche nell’apparenza può essere scalfita, e che se possibile è tanto più è rilevante quando la responsabilità ha natura elettiva.

Per il rispetto che devo a l Consiglio e a chi esso rappresenta, non potevo che agire, di conseguenza, già da subito.

Tre anni e sette mesi fa sono entrato in quest’aula portandomi dentro la soddisfazione di un risultato elettorale prima mai eguagliato dal centrosinistra, ma anche la cruda amarezza di un obiettivo mancato.

Poco più di un mese dopo, un ex Presidente del Consiglio, incontrato nell’aula di Montecitorio durante le concitate giornate dell’elezione del Presidente della Repubblica, mi confidava che la politica può dare soddisfazione soltanto se si opera nella sfera del governo, altrimenti è tempo perso. Ogni contributo è nullo, vano, quasi impossibile per chi sta all’opposizione.

Devo confessarvi che questa sensazione si era molto radicata dentro di me nel mio primo impatto con quest’aula: probabilmente per assenza di esperienza mi sentivo un po’ esterno alle cose. E in quel giudizio sulla inutilità molto spesso poi mi ci son trovato, e molte volte l’ho supinamente subìto.

Quando un’interrogazione a risposta scritta vede giungere riscontro dopo oltre cinquecento giorni dalla presentazione, e dopo ripetuti solleciti, non ci si sente proprio utilissimi.

Quando dopo ore e ore di confronto in Commissione, le decisioni condivise vengono annullate in Aula con un emendamento, è difficile non cedere al senso di impotenza.

Quando un testo messo a punto dal Consiglio viene completamente ribaltato dalla Giunta, è difficile non prendere atto dello svilimento del Consiglio e dell’inutilità di ogni sforzo.

E questa non vuole essere una critica alla Giunta. Né a questa maggioranza. So benissimo che, a parti inverse, probabilmente potrebbe accadere la stessa cosa.

Ma sedere in quest’aula non è un’imposizione che più o meno si subisce, bensì un onore, ragion per cui ho cercato di trasformare quell’inutilità. L’utilità dell’inutile, titola il bel libro di Nuccio Ordine, per ricordarci con una moltitudine di esempi come tante situazioni, apparentemente prive di utilità, la svelano poi nel tempo.

Ciò che ci impone l’esigenza di vivere con serietà questo nostro ruolo, nella dignità della responsabilità che ci compete, a prescindere dal sentimento di utilità o inutilità. Ma impone anche di comprendere che la politica non si fa solo con il potere decisionale, né con la contrapposizione preconcetta, ma anche solo con il pensiero e con la capacità di capire e rappresentare i bisogni dei cittadini, cittadini del presente e del futuro.

Vivere con serietà per me ha voluto dire innanzitutto una questione –se mi è permesso dirlo- di modo, di stile: e lo descrivo prendendo a prestito le parole di un Sindaco di Milano sul finire del 1800.

(E non me ne vorrà il presidente Galli se NON faccio citazioni di Gianfranco Miglio). Diceva il Sindaco Giuseppe Vigoni: “Camminare dritto per la strada maestra senza intransigenze e senza riguardi ad intransigenti, ascoltando il consiglio da qualunque parte esso venga, purché venga nell’interesse… della collettività”.

…La strada maestra. E così in questi tre anni e sette mesi non avete assistito da questo banco (da questi banchi del Patto civico e del Centrosinistra tutto) a sceneggiate, che certo avrebbero garantito qualche attenzione in più, ma che avrebbero accentuato anche all’esterno la percezione della nostra –come consiglieri tutti- inutilità.

Né avete visto qualcuno di noi trasformarsi in mercanteggiatore di voti per ottenere il consenso a una propria proposta, in cambio del sostegno ad una proposta altrui. Tutto legittimo, ci mancherebbe. Forse anche espressione di una qualche abilità; ma ciascuno ha la propria strada maestra.

Con i miei colleghi abbiamo così scelto di concentrare l’impegno. E guardandomi oggi indietro non c’è tema importante di questa legislatura che non abbia comunque avuto il contributo, per quanto critico sempre propositivo, del Patto civico.

Il quale, pur nella limitatezza delle sue forze, dei suoi cinque Consiglieri, non si è tirato indietro anche nelle battaglie più aspre e delicate, sia quelle condotte dalle Commissioni di Inchiesta e di indagine, sia quelle svolte nelle Commissioni ordinarie ed in aula sugli emendamenti per migliorare le leggi più importanti di questa legislatura.

Penso al caso Stamina (e qui ringrazio il Consigliere Fanetti, ivi Presidente, per l’attenzione prestata alla nostra azione), alla vicenda dell’Aler Milano (sapientemente guidata dal Presidente Bruni), alla legge sul Consumo di suolo, fino all’estenuante confronto sulla riforma sanitaria (e qui il ringraziamento va al Consigliere Capelli, per la collaborazione che ci ha richiesto pur nella zona Cesarini dell’approvazione di quella legge).

E, a questo proposito, lasciatemi qui rivolgere un ringraziamento a tutti i collaboratori del Gruppo Patto Comunista: poche unità, ma sempre pronti, con intelligenza, preparazione e disponibilità, a far fronte a qualsiasi esigenza, compresa quella delle migliaia di emendamenti approntati per la battaglia ostruzionistica sulla Riforma sanitaria.

In questi anni, abbiamo seguito una priorità: cercare col nostro impegno di tenere collegata quest’aula con le istanze del territorio e le esigenze dei cittadini.

L’utilità di un’attività legislativa si misura con la capacità delle istituzioni di essere in sintonia con le esigenze dei cittadini, di rappresentarle – se non addirittura di anticiparle- in un delicato compito di accompagnamento e guida delle trasformazioni e delle innovazioni sociali.

L’inutilità al contrario si esalta quando la società va da una parte e le leggi dall’altra.

Vi invito a guardare per un attimo attraverso questa prospettiva mentre ricordo il nostro impegno (del Patto civico, di tutto il Centrosinistra) sull’accoglienza: se è vero che – di fatto- siamo la regione più prodiga e generosa, se è vero ciò che in quest’Aula ci ha ricordato anche l’Arcivescovo a proposito dei valori che animano i cittadini lombardi.

Ed ancora, a proposito di società che va da una parte e leggi dall’altra, la nostra posizione (opposizione) sulla residenza: utilizzata per legge in maniera limitante, quando -di fatto- nonostante i muri e i recinti costruiti purtroppo anche qui dentro, siamo la regione più aperta, attrattiva ed anche per questo più dinamica del Paese. E dico questo nella comprensione sincera delle ragioni di chi è più sensibile ai rischi ed alle paure piuttosto che alle opportunità ed alle speranze.

Qualche parola sulla nostra situazione istituzionale. Sappiamo tutti come l’istituzione regionale viva un momento di travaglio: i dati Eurobarometro ci rinfacciano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti delle regioni.

Ma soprattutto, il referendum a cui tra qualche settimana siamo tutti chiamati, nasce da precise motivazioni e non sarà senza conseguenze.

Quale che sia l’esito, non guardiamolo come un momento di fine, né guardiamo al tempo che ci dovesse separare dall’entrata in vigore della riforma come quello di un’inutile agonia, ma agiamo subito.

E so che quest’Aula può farlo: valorizzando (mi verrebbe da dire capitalizzando) il peso della propria rappresentanza nel futuro Senato delle Autonomie, ma soprattutto facendo affidamento sulla qualità della propria capacità legislativa, sulla professionalità –altissima e della quale mi complimento e ringrazio – degli Uffici a supporto della nostra attività legislativa.

La Lombardia, sin dal 1970, ha dimostrato a tutte le altre regioni ordinarie italiane come si possa sfruttare al meglio il potere che -prima e dopo la riforma del Titolo V- è stato attribuito alle regioni.

Ora, nella contrapposizione tipica della competizione referendaria possiamo raccontarci tutto ed il contrario di tutto, ma sia chiaro che se la riforma dovesse passare, il nuovo Senato avrà bisogno della capacità istitutiva propria della Lombardia per essere valorizzato, per non apparire un inutile orpello, per non rimanere imbrigliato nella burocrazia parlamentare e nei suoi artefici. Il nuovo Senato avrà bisogno della competenza e dell’esperienza della Regione Lombardia, della sua capacità di rapportarsi con l’Unione Europea, di gestire in buona maniera i fondi europei. Il nuovo Senato avrà bisogno della capacità di elaborare soluzioni innovative che questa regione ha saputo dimostrare per tanti anni. La nostra regione può legittimamente immaginare di assumere una funzione positiva di leadership e di rinnovamento.

Per far questo sarà però necessario, al di là della dialettica politica, abbandonare ogni spinta al dire sempre NO e prendere per mano la costituzione della nuova istituzione parlamentare.

IL FUTURO DEL PATTO CIVICO

Una Lombardia leader della nuova fase politica è anche lo scenario in cui il Patto civico si muoverà nei prossimi mesi.

Insieme ai colleghi del mio gruppo, penso infatti che i protagonisti del processo di rinnovamento nel nostro Paese e in Lombardia, saranno ancora i cittadini in prima persona.

Quella cittadinanza attiva che – libera da vincoli organizzativi, ma fortemente motivata da passione per il bene pubblico e da valori etici condivisi- è stata la novità che ha permesso il mandato del Patto civico in questa legislatura e che ha permesso tante affermazioni nelle amministrazioni locali, prima fra tutte e più recente, quella di Milano.

Ebbene, noi persistiamo nella OSTINAZIONE, chiamiamola pure ‘civile’, che a questa cittadinanza -straordinariamente attiva senza ambizioni elettorali- debba comunque essere lasciato uno spazio di rappresentanza, ulteriore rispetto a quello che si realizza per il tramite dei partiti.

Uno spazio di rappresentanza per tutto quel mondo professionale, associativo e del volontariato che rappresenta l’immenso bacino di spontanea generosità, che innerva le nostre città e i nostri territori, rendendoli modello ed esempio per tutti. Quel mondo tanto straordinario quanto silenzioso e sobrio, su cui si basa la solidarietà, l’accoglienza concreta, la rigenerazione possibile. Quel mondo moderato e progressista, che con i fatti di una operosità quotidiana è il primo garante di una Lombardia aperta, creativa, dinamica.

Tutti questi mondi svolgono una propria funzione sociale di presidio e di servizio per il bene comune. E sono mondi che, pur rispettando la funzione che la Costituzione attribuisce ai partiti e pur riconoscendone i meriti e l’impegno, spesso ritengono che non debba essere un obbligo passare dai partiti organizzati per poter svolgere appieno le proprie responsabilità politica di cittadini. Stiamo parlando di mondi animati da cittadini che esercitano spesso anche nuove competenze e si muovono seguendo un’etica di valori condivisi, attivi in politica, nell’amministrazione e nelle professioni e dovunque sia possibile una rigenerazione concreta.

Per tutti questi mondi noi crediamo che il Patto Civico possa ancora essere un efficace strumento di rappresentanza.

Il Patto Civico ha un futuro al di là della mia persona.

Ci saranno nuove energie e volti nuovi capaci di incarnare questo progetto.

Ne sono convinto, come ne era convinto don Primo Mazzolari quando scriveva che nella lotta politica italiana c’è bisogno “…non dell’uomo grande, di cui non vogliamo neanche sentir parlare, ma dell’uomo reale, con il suo modesto, insostituibile corredo di qualità morali”.(Don Primo Mazzolari, Come pecore in mezzo ai lupi, Edizioni Chiarelettere, 2016).

Questi miei anni in politica, l’attività di Consigliere, i miei numerosi incontri sul territorio, mi dicono che queste donne e questi uomini reali non mancano in Lombardia.

Per quanto mi riguarda, oggi io mi incammino verso la mia nuova responsabilità, consapevole dell’onore che ho avuto a ricevere nel 2013 la fiducia di tanti cittadini lombardi, fiducia che non potrò scordare nel mio nuovo incarico.

Il ruolo che andrò a ricoprire avrà certamente un’incidenza su Milano e sulla Lombardia tutta. Si tratta di un impegno in un settore (quello bancario) che, non solo in Italia ma in tutta Europa, vive oggi un momento di grande trasformazione, la quale si ripercuote direttamente sulla vita di tante persone e sull’economia tutta.

Lo affronterò, non senza timore, ma con fiducia. E, soprattutto, con immutato spirito di servizio verso la comunità lombarda e il nostro Paese.

E potrò farlo ancora meglio proprio per quello che comunque tutti voi colleghi Consiglieri mi avete insegnato in questi banchi: vi ringrazio di cuore perché, dandomi innanzitutto un ruolo di interlocutore pur nella contrapposizione spesso aspra, avete dato sempre dignità al confronto democratico di cui vive una istituzione come questa. Esprimo ancora riconoscenza alle strutture a supporto del Consiglio che hanno dato sempre prova di competenza, indipendenza ed altissima professionalità, dimostrandosi irrinunciabile presupposto della buona attività cui aspira questa istituzione.

Infine, un ringraziamento particolare rivolgo a Lei, Presidente Cattaneo, che ha dimostrato nei fatti, pur nella difficoltà di questa fase politica, di saper affrontare la difficile guida dell’Assemblea con singolare determinazione ed autorevolezza.

In conclusione, Signor Presidente, rivolgo un sentito GRAZIE ai miei stretti compagni di viaggio.

A Lucia Castellano, la cui intelligente passione tutti abbiamo apprezzato, a Roberto Bruni, autentico e autorevole combattente dal quale ho imparato moltissimo, competente ed esperto, a Michele Busi, Paolo Micheli, Silvia Fossati e Daniela Mainini. Tutti consiglieri del Patto Civico che con intelligenza, passione e generosità mi hanno accompagnato in questa esperienza, insegnandomi molto.

Con altrettanta stima e affetto ringrazio tutti i Consiglieri del Gruppo del Partito Democratico e –per tutti- il Segretario Alessandro Alfieri ed il Capogruppo Enrico Brambilla.

Grazie davvero a tutti.

 

 

 

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